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LE OPERE DELL' UOMO E LE TRADIZIONI NEL SECOLO SCORSO
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LE COLTURE PROMISCUE

"Il problema essenziale per capire i paesaggi rurali", come nota H. Desplanques, studioso appassionato della Toscana, "è proprio quello delle piantagioni stesse, viti e sostegni. I filari costituiscono la trama fondamentale del paesaggio, regolano e rivelano le forme e le dimensioni delle particelle agrarie, i tipi di sistemazione del suolo, e sono strettamente legati ai viottoli dei campi. Non è un problema che interessi i generi di coltura o la produzione, ma è spesso un fatto di struttura agraria nel senso più stretto della parola. Al di sopra del mutevole tappeto delle colture avvicendate, i filari innalzano un' architettura permanente: questa [...] fin dal principio si indovina essere il riflesso, nel paesaggio, di realtà profonde di ordine fisico, e soprattutto di ordine storico, sociale ed economico".

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COME ERA NELLA VAL D' ORCIA

OLIVETO SOTTO LA NEVE A MONTENERO D'ORCIAIl Senese e la zona della Val d' Orcia erano caratterizzati, fino a qualche decennio fa, da una varietà di colture, diretta conseguenza della diversa densità demografica, della natura dei suoli e anche dalle consuetudini locali. La coltura promiscua prevaleva largamente ovunque, nel caso più frequente con seminativi solcati da filari di viti e di olivi. 
Nella Valle dell' Ombrone la situazione era tale come ben la descrive l' agronomo Zuccagni Orlandini nel 1832: "gli strati tufacei, ordinatamente superiori alle argille, sono troppo sciolti e disgregati; e ove furono via trasportati dalle acque restarono a nudo le crete che per soverchia tenacità si oppongono allo sviluppo dei vegetabili, specialmente arborei. Da ciò ne consegue che, sì pel colore cinereo delle crete (argille), come per le loro frequenti dirupatissime frane, e per l' orrido loro aspetto di sterile nudità, sembra all' occhio dell' osservatore essere l' arte agraria in molte parti del territorio senese appena praticata, o perlomeno trascurata o negletta...".

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I CEREALI

CAMPO DI GRANO IN VALDORCIAI cereali, come è tradizione di questa regione fin dall' epoca etrusca, venivano coltivati un pò dappertutto, con avvicendamenti biennali o pluriennali. Entravano così in rotazione grano, granturco e legumi (fagioli, fave, ceci, lenticchie) con norme e usanze diverse a seconda dei luoghi. 
Accanto al grano, vero cardine del sistema colturale toscano nel XIX secolo, il granturco è molto usato dal mezzadro per l' alimentazione della famiglia, per il foraggio per il bestiame, per il sovescio, mentre il fagiolo è il companatico tradizionale.
Nelle zone collinari il grano veniva coltivato con la segale, le vecce, i ceci, il miglio e con le biade (orzo e avena). Spesso erano praticate policolture fin troppo eterogenee con vite, olivo, grano, alberi da frutto, dando luogo a una produzione assai modesta, rispetto alla quantità di lavoro necessaria per ottenerla.

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LA VITE E L' OLIVO

VIGNETO A NOVEMBRE (AZIENDA AGRICOLA MARINELLI)La vite era diffusa un pò dappertutto. L' olivo era presente nelle zone elevate, ove veniva curato con faticose opere di sistemazione del suolo. Esso si inseriva bene nella vita poderale poichè il lavoro si concentrava nella stagione invernale, quando le altre operazioni colturali erano meno urgenti.

Sui poggi erano diffusi i frutteti che integravano l' alimentazione del colono, e i gelsi per l' allevamento del baco da seta.

Fra gli altri prodotti agricoli, avevano grande importanza le castagne che supplivano la scarsa produzione di cereali e erano alla base dell' alimentazione del contadino per una parte dell' anno.

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L' ALLEVAMENTO

L' allevamento del bestiame costituiva un importante risorsa (era la macchina da lavoro e da ingrassi); era comunque l' uso di tenere bestiame per l' aratura e i trasporti e bestiame da carne e da latte. 

Un podere medio oltre ai buoi aveva anche vitelli da ingrasso che portavano, una volta venduti alla fiera, un pò di denaro liquido. Di solito le stalle ospitavano pochi capi e le razze non erano molto selezionate (gli esemplari più "raffinati" erano quelli della famosa razza chianina).


Tradizionale ovunque lo stalletto per il maiale e in Val d' Orcia e nel senese erano frequenti greggi più numerosi (i famosi maiali con la cinta) guardati dal "porcaio". Gli ovini, a piccoli greggi, erano allevati nelle zone più impervie, ove il terreno era lasciato a pascolo, mentre la pecora viveva a margine del sistema mezzadrile; asini e cavalli erano impiegati nel trasporto di merci e di persone. 

Ogni podere aveva il suo piccolo allevamento di animali da cortile che permetteva alla famiglia colonica di integrare la propria alimentazione e di procurarsi, con la vendita al mercato di pollame, conigli, uova, un pò di denaro liquido. Diffusa anche l' apicoltura, col miele utilizzato come sostanza dolcificante e medicamentosa.