Il territorio di
Montenero si pensa che sia stato abitato dall' uomo fin dai tempi
preistorici.
Infatti le più
antiche testimonianze d' insediamenti intorno al Monte Amiata le troviamo
nelle pendici Nord e Nord Ovest della montagna.
Il reperimento di
manufatti litici segnala la prima attestazione dell' uomo circa 50.000
anni fa e altri ritrovamenti archeologici segnalano aree di insediamento
che si estendono dalla Val d' Orcia fino al territorio attuale di
Casteldelpiano.
Il fenomeno
insediativo è da mettersi in relazione con la presenza dell' acqua,
fornita a valle dal fiume Orcia e dai suoi affluenti e a quote più
elevate dai laghetti di acqua dolce formatisi nelle depressioni tettoniche
e dalle numerose sorgenti naturali ancora oggi esistenti tra i 600 e gli
800 metri di altitudine.
In età storica a
favorire la frequentazione sono stati soprattutto il cinabro e i boschi in
prevalenza di abete bianco, il cui legno è adatto alla costruzione delle
navi.
Secondo la
testimonianza di Tito Livio, Roselle e Chiusi nel 205 a. C. fornirono a
Scipione l' Africano, nella fase finale della II guerra punica contro
Annibale, oltre al grano, anche abeti per costruire navi, materiale allora
sicuramente abbondante. la richiesta fa pensare che l' approvvigionamento
di una parte del legname provenisse dall' Amiata.
I ritrovamenti
dimostrano, comunque la debolezza della penetrazione etrusca e romana.
GLI ETRUSCHI
Gli etruschi
intensificarono il popolamento e le vie di comunicazione soprattutto nelle
zone minerarie. L' inurbamento del VI sec. a. C. quando si svilupparono le
grandi industrie delle metropoli costiere, tornò a danno del popolamento
dell' interno, occupato prevalentemente in un' agricoltura povera. Le vie
di comunicazione dovevano evitare le asperità della montagna, così i
percorsi seguiti furono quelli tracciati naturalmente dai fiumi.
L' itinerario
est-ovest che collegava Roselle con Chiusi seguiva il corso dell' Ombrone,
quindi risaliva l' Orcia e poi dalla confluenza con altri corsi d' acqua,
raggiungeva direttamente Chiusi.
L' itinerario
Orcia - Ombrone aveva caratteristiche tipiche della viabilità etrusca:
era ortogonale alla costa e collegava delle città etrusche tra di loro;
ciò significa che rispondeva essenzialmente a finalità economiche, poichè
la relazione con la costa consentiva di affacciarsi al grande commercio
con i Greci.
Il percorso era
tagliato da strade secondarie che si addentravano nei territori interni
dell' Amiata e non abbisognavano, nella pax etrusca e poi Romana, di
correre sui crinali difficili e difendibili.
La penetrazione
etrusca nelle zone già popolate durante la preistoria deve avere avuto
inizio a partire dal fiume Orcia (il cui nome è probabilmente etrusco)
per poi spingersi in alto lungo la valle dell' Ente e della Zancona (nome
ugualmente etrusco).
Numerosi
ritrovamenti di tombe e ossari o urne e alcuni toponimi di probabile
origine etrusca attestano una consistente presenza di gruppi umani dediti
allo sfruttamento agricolo e forestale, all' allevamento e all'
artigianato.
I ROMANI
I Romani
intensificarono lo sviluppo interno delle zone di cui presero possesso, in
coerenza con la politica romana che favorì l' attività agricola e quindi
un riflusso verso i territori interni più fertili. Fu promossa quindi una
migliore distribuzione degli insediamenti e una maggiore presenza umana.
Sebbene non
possiamo stabilire con certezza i confini territoriali, l' Amiata prima
della conquista romana si trovava tra le aree controllate da Roselle ad
ovest e da Chiusi ad estIl fiume Ente faceva probabilmente da confine. Tra
la fine del IV e l' inizio del III secolo a.C. le città etrusche, alleate
con Umbri, Galli e Sanniti sono coinvolte nella lotta contro Roma.
La narrazione
storica documenta che le operazioni militari si svolgono principalmente in
Etruria settentrionale e in Umbria tra Volterra, Chiusi e Perugia, in una
scena su cui si affaccia il profilo dell' Amiata. Non vi è traccia
archeologica di quelle vicende, ma è verosimile che i percorsi stradali
ad est dell' Amiata siano stati utilizzati dalle truppe degli opposti
eserciti. E' chiaro che l' Amiata, ancora in larga parte coperta di boschi
e popolata sulle pendici più basse di piccoli insediamenti a carattere
agricolo - pastorale, non costituiva un obiettivo strategico nella lotta
in corso. Le valli fluviali che contornano e partono dal massiccio
rappresentarono le fondamentali vie di penetrazione anche militare per l'
Etruria interna.
Piano piano la
colonizzazione romana avanza e nell' area amiatina, marginale rispetto ai
grandi centri, la guerra con Roma non porta devastazioni ma segna l' avvio
di una più intensa popolazione, anche dal fatto che il controllo
esercitato dalle aristocrazie agrarie etrusche offrono a Roma garanzia di
stabilità.
Nel periodo romano
l' Ombrone e l' Orcia rimangono una delle vie più importanti di trasporto
verso l' Amiata
I LONGOBARDI
Dopo le invasioni
barbariche la vita nel territorio dell' Amiata si riorganizza intorno alle
curtes ed ai casali, già esistenti in epoca tardo romana, e l' Abbazia
benedettina di S. Salvatore, fondata sotto i re longobardi. la presenza
longobarda è sufficientemente provata dalla documentazione notarile dell'
VIII secolo, soprattutto dalle carte amiatine. Testimonianza della pietà
religiosa dei Longobardi fu la fondazione della abbazia benedettina di S.
Salvatore sulle pendici orientali del Monte Amiata.
Gli abati
puntarono alla colonizzazione, alla sistemazione del territorio, alla
organizzazione dell' agricoltura, alla strutturazione di una rete di basso
clero collegata con la cura delle anime, alla attività edilizia, alla
istituzione delle scuole scrittorie e di biblioteche.
L' abbazia si
sforzò di estendere l' area di influenza e di dominio all' intero
territorio circostante il Monte Amiata, acquistando beni anche sulle
pendici occidentali, nelle valli dell' Ente e della Zancona, e istituendo
celle come centri religiosi.
I FRANCHI
Con l' intervento
militare dei Franchi (fine dell' VIII e inizio del IX secolo), Carlo Magno
assunse direttamente la dominazione in Italia come successore dei re
Longobardi. E' sotto i carolingi che si ha l' espansione dell' Abbazia di
San Salvatore verso il nord ovest dell' Amiata.
GLI ALDOBRANDESCHI
Dopo la caduta dell' impero
carolingio, durante le lotte per impadronirsi del
potere in Italia, emersero nobili famiglie che combattevano per l'
ampliamento della loro proprietà o delle zone di influenza. Ottone I nel
964 tolse molti possedimenti all' abbazia e li usò come merce di scambio:
i beni vennero concessi al Vescovo di Chiusi e alla nobiltà locale per
creare un equilibrio di forze e acquisire seguaci tra le famiglie nobili
che si stavano affermando.
E' probabile che i
beni del Monastero intorno all' Amiata, sottratti da Ottone, fossero in
parte ceduti agli Aldobrandeschi, una famiglia emergente nell' ambito
della Maremma, che aveva interesse a dominare il Monte Amiata per
garantire la sua posizione nella Toscana meridionale al confine con lo
Stato della Chiesa.
Con gli
Aldobrandeschi, nel 903, compare per la prima volta CASALE MUNTENIRU ove
casale indicava una costruzione rustica, in genere fortificata. Quindi sul
colle di Montenero si andò progressivamente realizzando una
trasformazione e una fortificazione che nel giro di alcuni decenni (1015)
viene documentata ormai come castello. Gli Aldobrandeschi ritenevano
probabilmente strategico per la Maremma il colle di Montenero a guardia
della val d' Orcia.
Montenero potrebbe
avere costituito, grazie alla sua posizione, un rifugio sicuro per gli
abitanti della valle dell' Ombrone e della Val d'Orcia, anche per
difendersi dalle incursioni dei Saraceni che, spesso, si spingevano all'
interno.
IL DOMINIO SENESE
Siena incominciava
ad accampare diritti e comunque manifestava interesse verso le terre e il
Castello di Montenero. Siena nella sua espansione verso l' Amiata e la
Maremma si occupa politicamente e militarmente anche della Val d' Orcia,
importante come via di comunicazione.
Pare che Siena
avesse acquisito diritti su Montenero prima del del 1271. Infatti, volendo
diminuire il numero dei Podestà che ogni sei mesi o ogni anno si
inviavano a governare le terre e i Castelli dello Stato, il Consiglio
generale di Siena delibera in tale anno che il Podestà di Montenero fosse
abolito. già nell' agosto del 1279 Il Consiglio generale di Siena aveva
deciso di inviare cento balestrieri alla Torricella per sostenere le
ragioni dell' Abate di S. Antimo contro Aldobrandino Aldobrandeschi di S.
Fiora.
Montenero rimase
sotto Siena non solo fino al 1555, anno in cui la città cadde sotto il
controllo dei Medici, ma fino al 1559, avendo fatto parte in quegli anni
della Repubblica formata dai senesi a Montalcino. Caduta la Repubblica di
Siena, con atto pubblico del 2 settembre 1559, gli abitanti di Monte nero
si sottomisero alla corona medicea e seguirono le sorti della Toscana
prima sotto i Medici e poi sotto i Lorena fino all' unità d' Italia.
IL GRANDUCATO DI TOSCANA
Sotto il
Granducato di Toscana, Montenero è una piccola comunità non più toccata
da vicende storiche importanti: finisce la storia dei grandi eventi e
comincia la storia del vivere quotidiano, delle lente trasformazioni, fino
ai giorni nostri.
Inizia il
decadimento di Montenero che assiste al disfacimento delle mura, mentre il
castello non svolge più le sue funzioni di difesa, ormai inutile. I
secoli XVII e XVIII rappresentano per il paese di Montenero tempi alquanto
duri. E' invece la campagna che ha
assunto sempre più importanza: grano, olio, vino, allevamento. I terreni
sono per la maggior parte in mano a famiglie di nobili senesi, che li
coltivano soprattutto a mezzadria.
Nel 1783 Montenero
entra a far parte del Comune di Seggiano perdendo, di fatto, la sua
autonomia. Nel 1787 Montenero diviene frazione di Cinigiano, col quale
rimase fino al 1956, anno in cui, con decreto del Presidente della
Repubblica, viene aggregato al Comune di Casteldelpiano.
La
storia di Montenero d' Orcia è stata tratta in parte dal libro
"Montenero d' Orcia - Storia di una terra" ottimo lavoro
svolto della scuola elementare Statale a tempo pieno di Montenero
d' Orcia che si ringrazia.